Editoria predatoria

9 Oct

il 27 settembre mi è arrivata la seguente mail:

Gentile Dott. [nome/cognome],

Nell’archivio elettronico del Università di [XXX] è presente un lavoro dal titolo “[tit]” di cui Lei è autore.

Stiamo pianificando di pubblicare libri proprio in questo campo e saremmo lieti di poter annoverare anche il Suo libro nelle nostre pubblicazioni. Edizioni Accademiche Italiane è membro di un gruppo editoriale internazionale, che ha quasi 10 anni di esperienza nella pubblicazione di ricerche di alta qualità supportate da noti istituti in tutto il mondo.

Oltre a pubblicare e a stampare libri scientifici li distribuiamo attraverso più di 80.000 librerie.

La preghiamo di confermare il Suo interesse a ricevere informazioni più dettagliate.

In attesa di un Suo gentile riscontro, cogliamo l’occasione per inviarLe i nostri migliori saluti.

— 
Cordiali Saluti/Freundliche Grüße

V******* U***
Editrice

[***]

ora, può sembrare lusinghiero che una casa editrice mi contatti personalmente per chiedermi se voglio pubblicare la mia tesi con loro. purtroppo non è tutto oro ciò che luccica. sostanzialmente questa casa editrice, che esiste davvero, setaccia il web alla ricerca di lavori accademici già “editati”, cioè in teoria già pronti per la pubblicazione. chiede il permesso di pubblicarli all’autore, che probabilmente, anche per via di un certo amor proprio cui siamo tutti soggetti, si sente onorato di veder dato alle stampe il proprio lavoro; una volta accettato, però, il libro viene pubblicato on demand, l’autore ha ceduto i diritti di copyright sul testo, e nell’ottica di una carriera accademica un lavoro auto-pubblicato e non peer reviewed (http://en.wikipedia.org/wiki/Peer_review) va solo a detrimento dell’autore. anzi, la tesi presente in un deposito istituzionale ha molto più valore di un libro praticamente autopubblicato. inoltre, è disponibile gratuitamente, quindi è molto più facile che venga letta da qualcuno. sostanzialmente, l’unico guadagno, se di guadagno si può parlare, è che l’autore si trova una tesi con un ISBN. e una copertina carina. non un granché, direi.

per farsi un’idea più completa, linko una serie di blog che aiutano a capire di cosa si tratta (in sostanza l’editore è lo stesso, anche se la mail che mi è arrivata viene dalla “divisione italiana” dell’editore internazionale):

http://scholarlyoa.com/2012/11/05/lambert-academic-publishing-a-must-to-avoid/

http://chrisnf.blogspot.it/2010/06/lambert-academic-publishing-continues.html

http://sandcountyfrank.wordpress.com/2010/02/12/academic-spam/

http://littlecomputerscientist.wordpress.com/2009/06/04/investigating-lambert-academic-publishing-with-google-square/

 

non ho ancora risposto, perché onestamente non saprei cosa rispondere. sicuramente, se non rispondo, non si faranno più risentire.

trovo comunque un po’ scorretto questo sistema di procacciarsi lavori da pubblicare…

 

EDIT (18/03/2014): se qualcuno che legge questo post dovesse ancora rispondere alla richiesta di Victoria Ursu o di chi per lei, mi farebbe un enorme favore se domandasse come sono entrati in possesso del suo indirizzo e-mail. se poi lo scoprite e me lo comunicate, o lo scrivete nei commenti, mi fate un favore ancora più grosso 🙂

 

EDIT 2 (18/04/2014): a seguito di un recente commento, volevo capire se qualcuno è interessato a inviare una segnalazione collettiva all’autorità per la privacy, relativamente al sistema con cui vengono in possesso degli indirizzi e-mail degli autori, che non è affatto chiaro. quando vengono chieste delucidazioni, le loro risposte sono sospettosamente evasive. in caso siate anche voi curiosi, fatemelo sapere. in capo a un mese circa, se c’è un minimo di interesse, spedirò una segnalazione il più possibile circostanziata. EDIT (18/06/2014): la cosa non è andata in porto, non fa niente.

 

EDIT 3 (18/06/2014): mi domando perché non ci sono arrivato prima. ho controllato alcuni degli indirizzi IP dei commentatori favorevoli alla pubblicazione con [questo editore] e…magia! si tratta di indirizzi IP delle isole mauritius, sede di gran parte delle attività del gruppo a cui fa capo [questo editore]. possiamo quindi dare per acquisito che si tratta di commenti di troll.

 

EDIT 4: voglio mettere in evidenza un commento secondo me illuminante. Lo inserisco qui sotto:

Ciao a tutti,

sono il responsabile di una University Press (di cui ovviamente non farò il nome). I nostri titoli sono pubblicati, come quelli di qualsiasi editore scientifico degno di tale nome, a seguito di doppia blind peer review positiva, e distribuiti e venduti secondo i canali tradizionali e quelli online. I nostri titoli sono supportati nella promozione, per quanto diretti, naturalmente, a una nicchia, a volte minuscola (100/200 copie vendute sono in alcuni casi un successo).

Il lavoro fatto da queste Edizioni Accademiche Italiane (o qualunque nome si diano in altre lingue) non è scientificamente serio né accettabile: vengono pubblicati lavori disponibili grautitamente, con lavoro editoriale a carico dell’autore – a parte la copertina, credo – e stampa “on-demand”. In pratica il loro business è molto semplice: pubblicano innumerevoli titoli a costo praticamente zero (il loro lavoro consiste di tre fasi, noiose ma non concettualmente difficili: cercare titoli/contattare gli autori/realizzare una copertina utilizzando immagini – da quel che vedo – che hanno costo zero o irrisorio), stampano solo se qualcuno ne ordina delle copie, in pratica guadagnano su ogni copia venduta.

Per loro, è sufficiente che di ogni titolo si venda qualche decina (se non qualche unità) di copie: cosa piuttosto semplice da ottenere, se gli autori sono professori universitari.

Non so dire se il loro lavoro sia legale o meno, ma direi proprio di sì. Che sia eticamente discutibile (è il mio parere personale) mi sembra perlomeno ipotizzabile. Nel senso che ciascuno può fare ciò che vuole del proprio lavoro, pubblicarlo con chi vuole a qualunque condizione, ma mi sembra semplice che persone inesperte che ricevono questa email ne siano lusingate e non si accorgano che, di fatto, fanno un favore a un editore senza ricevere nulla in cambio.

PS: Ho il sospetto che alcuni dei commenti “positivi” qui presenti non siano genuini. Notate l’italiano approssimativo… Boh, sarà un caso…

 

EDIT 5 (19/03/2015): questo commento mi sembra molto illuminante, in particolare per il link che contiene, che parla dell’esperienza e delle considerazioni di un giornalista che ha deciso, pur conoscendo le pratiche eticamente scorrette dell’editore, di vedere in prima persona come si comporta.

 

EDIT 6 (23/04/2015): dietro consiglio della mia responsabile, ho oscurato i nomi dell’editrice e dell’editore.

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208 Responses to “Editoria predatoria”

  1. Bruno November 19, 2016 at 10:46 pm #

    Buonasera a tutti,

    pochi giorni fa sono stato contattato da una casa editrice tedesca la quale sostanzialmente, in maniera molto simile a quella citata qui sopra, mi chiedeva se fossi interessato a pubblicare la mia tesi di laurea.
    Specifico una cosa non poco rilevante, sono un ingegnere che lavora e ha sempre lavorato nel privato e non mi sono mai interessato (né lo faró nei prossimi anni) alla carriera accademica ed alla stesura di libri.
    Mi sono informato su questa casa editrice e sembra che l’autore venga pagato a royalties in funzione dei libri venduti i quali vengono appunto stampati “on demand”.
    Ora, sono d’accordissimo con tutti i commenti sull’etica di questo modo di fare editoria (presumo che provengano da accademici) ma per una persona nella mia posizione non pensate che possa comunque essere una buona oppurtunità?.
    Vi pongo questa domanda per ricevere delucidazioni/consigli (non ho ancora dato una risposta a questa casa editrice) e per riaprire il dibattito (spero non sia passato troppo tempo).

    Grazie dell’attenzione che vorrete porgermi.

    Un saluto

    • Valentina Scognamiglio December 11, 2016 at 7:57 am #

      Ciao anche io sono stata contattata e non so come muovermi tu che hai fatto?

  2. giogu November 30, 2016 at 12:42 pm #

    Ciao Bruno,

    anche io ho ricevuto, proprio stamane, la famosa e-mail. Come te, lavoro nel privato da tempo e la carriera accademica non è tra le mie priorità. Ovviamente, ancora non ho dato una risposta anche perchè davvero non saprei cosa rispondere, soprattutto dopo aver letto i commenti in questo blog. Sei sicuro che l’autore venga pagato in royalties? Se posso chiedere, dove hai trovato l’informazione?

    Mi piacerebbe sentire qualcuno che alla fine ha pubblicato il suo lavoro con la casa editrice e quali sono in dettaglio le condizioni a cui si è sottoposto.

    Grazie
    A prtesto
    Giovanni

  3. Cami November 30, 2016 at 8:09 pm #

    Buona sera,
    anche io ho ricevuto la stessa mail di cui state discutendo per di più, non avendo risposto ho ricevuto una seconda mail di sollecitazione. Ho deciso di rispondere chiedendo più informazioni riguardo l’offerta che mi è stata fatta ma per ora non ho ancora ricevuto nessun tipo di delucidazioni. Per ora posso solo dirvi che mi hanno scritto all’indirizzo mail che mi è stato assegnato dalla facoltà universitaria, facilmente reperibile negli archivi della suddetta.
    Se dovessero rispondermi indicando le condizioni della pubblicazione sarò lieta di rendervi partecipi. Leggendo sul sito internet della casa editrice è chiaramente scritto che l’autore riceve il 12% su ogni copia venduta.
    Se si vuole avere la soddisfazione di pensare che il proprio lavoro sia stato pubblicato, senza aspettarsi chissà quale guadagno ( o meglio un guadagno), allora non ci vedo nulla di male, certo che sapere che questa proposta è stata fatta a tappeto azzera, a mio parere, l’orgoglio e la soddisfazione che aveva generato.

    Camilla.

    • Lazza December 5, 2016 at 12:56 pm #

      Ho ricevuto l’email oggi, chiaramente puzzava subito di cosa poco seria e infatti questo sito me lo conferma.

      Se si vuole avere la soddisfazione di pensare che il proprio lavoro sia stato pubblicato, senza aspettarsi chissà quale guadagno ( o meglio un guadagno), allora non ci vedo nulla di male

      Invece c’è più di qualcosa di male. In particolare due punti:

      – In primo luogo, così facendo si cedono tutti i diritti all’editore. Non siamo più padroni della **nostra** tesi di laurea. Tra l’altro ciò significa che dobbiamo andare a rimuovere il testo della tesi dall’archivio dell’università e quindi non renderla più disponibile gratuitamente per chi vuole consultarla. Far sì che la conoscenza scientifica sia disponibile a tutti è un dovere civico.
      – In secondo luogo, la reputazione. Autopubblicarsi un testo non dà nessun vantaggio in termini di reputazione, casomai fa un po’ tenerezza. Non stiamo parlando di venire accettati da Mondadori, stiamo parlando di offrirci volontariamente per regalare una tesi di laurea (già scritta, corretta, valutata e disponibile online) a uno store che la venda senza rimetterci più di 4 euro di loro costi, per di più dandoci solo il 12%. 😀 Senza contare la simpatia del vedere le autobiografie degli autori sul retro di quelle copertine tutte rigorosamente uguali.

      Insomma, non è che non ci sia niente di male… ci sono vari aspetti da considerare.

  4. Giulia December 13, 2016 at 11:47 am #

    Contattata proprio oggi da tale Daniela Roturu, ecco il testo della mail:

    “Gentile Dott.ssa ***,
    Sono Daniela Rotaru, rappresentante della Casa Editrice Edizioni Accademiche Italiane.
    Nell’archivio elettronico dell’Università *** è presente un lavoro dal titolo “***” di cui Lei è autore.
    Stiamo pianificando di pubblicare libri in questo settore e saremmo lieti di poter annoverare anche il Suo lavoro nelle nostre pubblicazioni. Edizioni Accademiche Italiane è membro di un gruppo editoriale internazionale, che ha quasi 10 anni di esperienza nella pubblicazione di ricerche di alta qualità supportate da noti istituti in tutto il mondo.
    Oltre a pubblicare ed a stampare libri scientifici li distribuiamo attraverso più di 80.000 librerie.
    La preghiamo di confermare il Suo interesse a ricevere informazioni più dettagliate.
    In attesa di un Suo gentile riscontro, cogliamo l’occasione per inviarLe i nostri migliori saluti.
    Cordiali saluti,
    Daniela Rotaru
    Editrice
    e: d.rotaru@edizioni-ai.com
    w: http://www.edizioni-ai.com

    Grazie per tutti i vostri utilissimi commenti!

    • Davide Barbieri January 11, 2017 at 1:52 pm #

      Anche io sono stato contattato da Daniela Rotaru, Edizioni Accademiche Italiane, e mi hanno fatto una proposta di contratto editoriale per la mia tesi di dottorato.
      Il mio contratto non prevede la cessione dei diritti di autore, nè l’acquisto di alcune copie, cosa che può essere però fatta a prezzo agevolato.
      Quindi non so se i sospetti siano fondati…
      Davide Barbieri

      • Lazza January 11, 2017 at 2:40 pm #

        Se hai letto il contratto (che peraltro ho linkato sopra, caricandolo su Scribd) avrai notato come tu riceva eventuali royalties solamente se tieni una media alta di vendite (e li ricavi sono calcolati dopo aver applicato un eventuale “sconto medio grossista” che può essere fino al 50% del prezzo indicato:

        Royalty

        – Le parti convengono che il pagamento delle royalty viene effettuato soltanto se nel periodo di conteggio ammontano in media a più di 50,- EUR mensili.

        Quindi se il tuo lavoro viene venduto online a 25 euro, loro contano circa 12,50 euro di ricavo a copia. Le royalties sono il 12% del ricavato netto delle vendite. Perciò su una copia tu prenderesti 1,50€. Per venire pagato devi fare almeno 50€ al mese, cioè devi vendere almeno 34 copie al mese.

        Auguri. 😀

      • Davide Barbieri January 11, 2017 at 2:44 pm #

        Anche io ho lo stesso contratto. Che non sia redditizio è ovvio (pubblicare non lo è quasi mai), ma questo non significa editore predatorio.
        Ho comunque deciso di rinunciare appena ho scoperto che si tratta di print-on-demand senza alcuna revisione, e che la casa editrice non ha una reputazione scientifica.

      • Lazza January 11, 2017 at 2:50 pm #

        Ricapitoliamo:

        prendono un’opera che hai scritto tu, gratis
        non ti danno un centesimo neanche di royalties perché ovviamente 34 copie al mese non le farai
        non fanno alcun controllo qualità, il tuo lavoro “selezionato” è in realtà uguale a quello di migliaia di altre persone
        ti rovinano la reputazione accademica perché di fatto stai autopubblicando per di più con tecnica print-on-demand

        E non ti pare predatorio? Ok, forse abbiamo definizioni differenti di “predatorio”, può essere. 🙂

  5. Davide Barbieri January 11, 2017 at 3:00 pm #

    Come ho detto non intenzione di pubblicare con loro.
    Ma non mi hanno chiesto i diritti e normalmente non si guadagna pubblicando, se non in reputazione. Non è questo il caso visto che non ne hanno, essendo una pubblicazione print-on-demand. Questo mi sembra il vero motivo.

    • lanzaimer January 11, 2017 at 3:28 pm #

      Occhio che non è proprio così.
      Se leggi il contratto che ti fanno firmare, postato poco sopra da Lazza, che ringrazio (comunque: https://www.scribd.com/document/333892764/AGB-IT?secret_password=nXnsIx4lVvttJl1rK1Ul ), vedrai che stai cedendo eccome alcuni diritti sull’opera: vedi i punti 5.1, 5.2, 5.6, e magari qualcos’altro che mi è sfuggito.
      Quelli che loro chiamano “diritti di autore” rimangono tuoi, ma questo è ovvio, dato che sono, come dire, inalienabili. Si tratta di quei diritti che su wikipedia vengono definiti diritti morali, che sono cosa diversa da quelli “patrimoniali”. Con questo contratto tu cedi a EAI i tuoi diritti patrimoniali, e in contraccambio non hai sostanzialmente nulla.
      Onestamente non penso sia molto conveniente, sotto moltissimi punti di vista…

      • Davide Barbieri January 11, 2017 at 3:40 pm #

        Il 5.2 è in effetti il punto più ambiguo. Gli altri sono invece ovvi (in particolare il 5.1, altrimenti non possono pubblicare nulla).
        Piuttosto, a me è stato inviato il contratto, ma poi nessuno mi ha chiesto di firmarlo. Non so se poi lo faranno, perchè io non ho continuato, dopo la registrazione, col lavoro di formattazione e stesura del testo definitivo.
        Sono d’accordo sul fatto che non è conveniente.

    • Lazza January 11, 2017 at 6:10 pm #

      normalmente non si guadagna pubblicando, se non in reputazione

      Temo ci sia un fraintendimento di fondo. Tu parli di pubblicazioni scientifiche o accademiche in generale, noi parliamo di pubblicazioni editoriali.
      Se si parla di pubblicazioni scientifiche no, generalmente non guadagni nulla. Ma lì allora parliamo di di paper relativi a ricerche o sperimentazioni, che si pubblicano nell’ambito di journal (o conference) in peer review. I libri, le tesi di laurea e quelle di dottorato sono tutt’altra cosa (non sono peer reviewed) e lì si rientrerebbe nell’editoria commerciale dove un autore pubblica se ci guadagna qualcosa.
      Altrimenti si fa prima a mettere il PDF in open access sul sito dell’università. (Aggiungo una nota di colore: la mia tesi era già in open access quando questi fantomatici editori mi hanno scritto perché volevano pubblicarla 😀 )

  6. ALBERTO CATALANO March 14, 2017 at 5:12 pm #

    Salve, sono l’ennesimo neo-laureato contattato.
    email uguale per tutti.
    Mi chiedevo, ma pubblicare con loro è così svantaggioso? premetto che non ho interesse a guadagnarci ma mi interessa solo avere una ”pubblicazione scientifica” da annoverare nel cv.

    grazie

    • Lazza March 14, 2017 at 5:36 pm #

      Alberto, credo che tu non abbia chiaro cosa si intende esattamente per “pubblicazione scientifica”. Una tesi non è una pubblicazione scientifica, né lo diventa se ne cedi i diritti a un editore che ci guadagni al posto tuo.

      • Betto March 14, 2017 at 5:45 pm #

        Perdonami, sono inesperto.
        Pensavo bastasse semplicemente che qualcosa (nel mio caso una tesi ”scientifica”) ti fosse stato pubblicato.
        Mi sono fatto ingannare dalla classificazione come ”scientifica” della mia tesi.

      • Lazza March 14, 2017 at 5:54 pm #

        Potrà essere sicuramente una tesi in ambito scientifico, ma una pubblicazione per essere considerata tale (e non un semplice prodotto editoriale come un libro o un romanzo) richiede che subisca un processo di peer-review: https://it.wikipedia.org/wiki/Revisione_paritaria

        Le tesi, per definizione, sono lavori prodotti dal tesista e presentate così come sono alla commissione di laurea. Non subiscono un’analisi critica da parte della comunità scientifica internazionale che ponga dubbi, riserve o suggerimenti di modifica prima della pubblicazione.

        Se ti interessa una pubblicazione scientifica chiedi a uno dei tuoi docenti di lavorare ad un paper, magari portando avanti qualche progetto promettente iniziato durante un corso insegnato dal docente stesso.

        Tra l’altro, di solito la maggior parte dei paper è molto più corto di una tesi (ma anche lì, ci sono eccezioni). In certi ambiti si lavora in 6-10 pagine… ad es: https://lazza.dk/wp-content/uploads/2016/07/GeoWordClouds2016.pdf

      • Betto March 14, 2017 at 6:02 pm #

        Ti ringrazio, mi hai ”illuminato” sulla cosa.
        Ho deciso di non farmi pubblicare niente, visto che non ottengo quello che voglio e nemmeno denaro.

  7. Smithd0 April 3, 2017 at 10:17 am #

    Totally pent subject matter, appreciate it for selective information. gdgkdegakegbaged

  8. Franz90 June 15, 2017 at 3:23 pm #

    Ho ricevuto anche io questa mail oggi. Premesso che ho in famiglia persone che potevano mettermi in guardia da questo tipo di pratiche e che nella mail di risposta la prima cosa che ho chiesto erano notizie in merito alla peer review, trovare questo articolo su internet mi è stato decisamente utile. Ne deduco che è bene scartare questa editrice. Fra l’altro, l’italiano molto incerto del sito web non aveva mancato di allarmarmi.

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